BIODINAMICA CRANIOSACRALE AD UN NEONATO: L’ESPERIENZA DI UNA NONNA di Elisabetta Pesce

BIODINAMICA CRANIOSACRALE AD UN NEONATO: L’ESPERIENZA DI UNA NONNA di Elisabetta Pesce

 

Sono 14 anni che lavoro con la craniosacrale, ho trattato spesso bambini ma fino a poco tempo fa non neonati. Di recente ho partecipato ad un corso avanzato di  Biodinamica Craniosacrale[1] che approfondiva il lavoro sui neonati. Ero curiosa e molto motivata a fare questo corso per approfondire il mio lavoro ed anche perché da 5 mesi sono diventata nonna di un meraviglioso maschietto, Ettore.

 

Questo corso ha esaudito le mie aspettative e anche di più, mi ha permesso di comprendere maggiormente  come le dinamiche della nascita ci accompagnano nella nostra vita adulta sia fisicamente, che emotivamente e spiritualmente.

 

Ci sono vari studi che hanno individuato i collegamenti che esistono tra l’esperienza vissuta nel parto alla nascita, gli aspetti psicologici a essa connessi e la loro influenza nell’organizzare lo sviluppo successivo della personalità[2].

 

Sono veramente tanti i fattori che influenzano la dinamica di nascita, a cominciare da fattori fisici come la forma delle pelvi della madre, la forma della testa del neonato, la posizione della testa in relazione alle pelvi, i tempi del travaglio, le condizioni ambientali ed emotive in cui avviene il parto, le emergenze che possono accadere come la necessità di un parto cesareo o l’uso della ventosa o del forcipe.

 

Con il lavoro CS si può sostenere il processo di riequilibrio del sistema del neonato che necessariamente subisce un trauma, anche nei casi in cui il parto non abbia avuto particolari difficoltà.

 

Dopo 9 mesi passati dentro il ventre della madre, in un ambiente protetto, provvisto di tutto, l’uscita nel mondo esterno è comunque uno shock: le contrazioni uterine, il passaggio nel canale del parto, l’ambiente sconosciuto che il neonato incontra appena esce, il più delle volte pieno di luci e rumori, il distacco dalla mamma, senza contare le eventuali complicazioni. Attraverso un ascolto profondo, l’operatore CS facilita la riconnessione con i ritmi più lenti, con le risorse originarie e l’interezza favorendo un’integrazione del processo di nascita aiutando a dissipare le tensioni fisiche ed emotive ad esso collegate, in sostanza aiuta a regolare il Sistema Nervoso Autonomo. La regolazione del SNA di conseguenza aiuta a migliorare lo stato di veglia-sonno e il processo digestivo.

 

Nel caso di un parto cesareo, oltre a tutto quello già detto, si verifica un’interruzione del processo della nascita con delle distinzioni  il parto cesareo programmato o quello d’emergenza. In quello programmato non c’è nemmeno stato un impulso di nascita, la mamma e il bambino non si sono mai preparati alla nascita, spesso in questi bambini c’è un senso di apatia, poca attivazione, la testa del bambino tende ad essere piuttosto rigida perché all’interno le membrane sono in shock a causa del cambio molto veloce di pressione da dentro la pancia a fuori. Con la craniosacrale possiamo utilizzare degli approcci  che stimolino un impulso di accensione che non è stato possibile attivare spontaneamente.

 

Nel parto cesareo d’emergenza quello che si evidenzia è soprattutto un messaggio conflittuale: il bambino è già incanalato nelle pelvi della madre, quindi già pronto fisicamente, energeticamente orientato in una direzione e forzatamente viene estratto nella direzione opposta a quella naturale. Il sentire del bambino è: “Ero pronto, stavo per farcela, non ce l’ho fatta”. Tutto l’ambiente attorno è in allerta, l’uso di sostanza chimiche crea una disconnessione nel rapporto con mamma.

 

Con la craniosacrale si può sostenere il bambino a completare la sequenza di nascita, sia nel caso in cui non abbia avuto inizio, sia nel caso in cui è sia stata interrotta, aiutandolo a fare quei movimenti insiti del processo stesso. Aiutare a completare questo processo permette il di rilasciare le tensioni tissutali, ma anche le tensioni emotive relative allo stress subito: rabbia, frustrazione, paura.

 

Come spesso mi è capitato con il lavoro CS, quando apprendo delle nuove abilità l’esistenza mi propone le occasioni per farne esperienza diretta e così la prima volta che ho incontrato Ettore dopo questo corso è successo subito qualcosa: l’avevo in braccio e intanto io mi ero orientata alla mia LM, dopo un po’ il suo sistema si è assestato e lui ha cominciato a muoversi, spingendo la testa contro la mia mano. Come avevo appena imparato ho assecondato questo movimento e lui ha iniziato un movimento di nascita, che è stato molto veloce, poi è andato in braccio a mamma. Nei giorni successivi Ettore ha continuato a spingere con la testa, cercava contatto con tutte le superfici rigide che aveva a disposizione. Ettore è nato con parto cesareo dopo 16 ore di travaglio.

 

E così ho proposto ai genitori di fare una sessione a Ettore, essendo la prima volta e soprattutto per via del legame familiare, ho preferito farla con una mia collega.

 

Ci siamo ritrovati una mattina a casa loro, Ettore era già sul lettone e quindi siamo rimasti lì visto che lui era molto a suo agio, c’erano mamma e papà e… abbiamo cominciato!

 

Anche questa volta dopo l’assestamento ha iniziato i movimenti della nascita e anche questa volta sono stati veloci. Ha fatto una pausa “ciucciando” un po’ di seno e poi, passato in braccio  a papà, ha ricominciato un movimento, questa volta molto più lento e sofferto finché c’è stata una sorta di “uscita” attraverso le mani della mia collega. E’ scoppiato in un pianto dirotto, di scarico, è ritornato a farsi coccolare da mamma e papà e dopo un po’ si è calmato ed è ritornato tutto sorrisoni. Io pensavo che a questo punto la sessione fosse finita, stavamo facendo un po’ di integrazione per completare il lavoro quando Ettore mi ha preso il dito e se l’è messo in bocca. All’inizio pensavo fosse un gioco, ma lui insisteva a tenerselo stretto in bocca, mi sono arresa a tanta determinazione e lui mi ha spinto il dito sul palato e ciucciando imprimeva la forza di cui aveva bisogno, ho sentito il palato ammorbidirsi, aprirsi e così tutto il suo sistema.

 

Alla fine della sessione la mamma l’ha messo a pancia in giù sul letto e lui riusciva ad alzarsi sugli avambracci e sollevare la testa lasciando i genitori stupiti perché sino a quel momento non c’era mai riuscito, ci provava, ma non ci riusciva ed era infastidito. Nei giorni successivi sono diminuiti anche i rigurgiti dopo pasto.

 

La seconda sessione l’ho fatta da sola e prima di cominciare mi chiedevo come avrei fatto se Ettore avesse proposto anche questa volta i movimenti di nascita.

 

Così è stato ma non mi ha messo nell’imbarazzo di non saper come seguirlo, ha trovato il modo, nell’ambiente che aveva a disposizione, per potersi esprimere come meglio poteva, ha compiuto dei movimenti tali per cui si è creato uno spazio tra le spalle e braccia di mamma e papà per scendere come nel canale vaginale.

 

Quando faccio sessioni di craniosacrale ad adulti resto ogni volta stupita dall’Intelligenza del sistema a trovare la propria modalità unica e originale per accedere alla Salute. Nelle sessioni con Ettore tutto questo si è amplificato. Se, nella maggior parte delle volte, nel sistema degli adulti il lavoro avviene “internamente”, nel senso che c’è una percezione da parte mia come operatrice di quello che sta avvenendo nel loro sistema e non sempre la persona ha la stessa percezione, oppure c’è un “sentire” che delle cose accadono sia da parte mia che del cliente ma il corpo, la mente, le emozioni non si esprimono chiaramente nel momento in cui accadono, a volte la comprensione arriva raccontando “dopo” – “ho percepito questo, ho sentito quell’altro” – arriva razionalizzando l’esperienza a posteriori. Con Ettore non c’e stata separazione, l’esperienza è avvenuta dentro e fuori contemporaneamente, il suo sistema ha pochi condizionamenti e tutto si è espresso in maniera diretta: il suo corpo si muoveva in armonia con le sue emozioni, le sue richieste erano immediate “ho bisogno di fare una pausa, ho bisogno di stare con mamma o con papà, mi fa male, piango, rido”. Quello che avvertivo che succedeva nel suo sistema si esprimeva contemporaneamente all’esterno con gesti, emozioni, pianto riso, rilassamento, contrazione. Ed era tutto molto chiaro nel momento stesso.

 

Ho percepito la pulizia del suo sistema, la semplicità, la naturalità, niente filtri o barriere, è tutto come deve essere! Che meraviglia! Come ha detto la mia collega nella prima sessione: è stato davvero un grande insegnante! Lavorare con lui mi lascia dentro questo senso di purezza, del “perfetto così com’è”. Che grandiosità e che privilegio poter fare questo lavoro!

 

“Non smetteremo d’esplorare

e la fine di tutte le nostre esplorazioni

sarà arrivare là da dove siamo partiti

 e conoscere il luogo per la prima volta.

Attraversiamo il varco ignoto ma che poi ricordiamo

quando l’ultima terra che resta da conoscere

è quella in cui eravamo da principio;

alla sorgente del fiume più lungo

la voce della cascata nascosta

e i bambini fra i rami del melo –

non conosciuti, perché non cercati,

ma uditi, intrasentiti, nella quiete

che c’è fra un’onda del mare e quella dopo.”

T.S.Eliot, da Lieve vertigine (in Quattro quartetti)

 

Elisabetta Pesce

Operatrice craniosacrale dal 2003 e tutor nei corsi per l’Associazione MU,

MROICS socia professionista ACSI (Ass. Craniosacrale Italia)

Ha una formazione in PNL, Essenza e Giudice Interiore, di cui conduce sessioni individuali e gruppi.

Vive e lavora a Casale Sul Sile, Treviso.

 


[1] “Agli albori della vita”, condotto da Bhadrena Tschumi Gemin e Kavi Gemin, organizzato in collaborazione fra Institute for Craniosacral Balancing, Svizzera, e Ass. Culturale MU, Lucca, ottobre 2014.

[2] Gino Soldera e Antonio Valmaggia, “Sulla psicologia perinatale”, da Il Giornale Italiano di Psicologia ed Educazione Perinatale; Kate Whyte, “Intervista a Ray Castellino”, dalla rivista Cranial Wave (www.craniosacrale.it 2011)