MINDFULNESS, PAZIENZA & GENTILEZZA. QUALITÀ CHE SOSTENGONO L’OPERATORE CRANIOSACRALE, di Chiara Zanchetta

MINDFULNESS, PAZIENZA & GENTILEZZA. QUALITÀ CHE SOSTENGONO L’OPERATORE CRANIOSACRALE, di Chiara Zanchetta

 

Secondo la classica definizione di Jon Kabat-Zinn[1] (1990), la Mindfulness è “la consapevolezza che emerge dal fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.

 

In italiano traduciamo il termine inglese Mindfulness con consapevolezza oppure con presenza mentale. Dato che si riferisce a un particolare stato di consapevolezza o presenza mentale, si preferisce mantenere il termine inglese.

 

Il termine Mindfulness è la traduzione di Sati dell’antica lingua Pali e della parola sanscrita Smirti. Come spiega Corrado Pensa[2] (2002, p. 35), questi termini oltre a indicare consapevolezza e attenzione, significano anche memoria, ricordarsi, presenza nel presente, e dalla stessa radice smr deriva anche la parola amore. Nelle lingue asiatiche mente e cuore sono solitamente indicate con lo stesso termine – per cui il termine tradotto con Mindfulness implica anche una qualità affettiva, di amorevolezza e compassione, una sorta di presenza amichevole (Kabat-Zinn, 2003).

 

Sati indica un’attenzione specifica: essere attenti a cosa accade nel momento presente, indipendentemente dal fatto che ciò che stiamo osservando sia piacevole o spiacevole, interessante o non interessante. Un’attenzione che si rivolge a se stessa, “all’interesse per l’essere attenti” (Pensa, 2002, p. 36).

 

Per praticare questo tipo di attenzione, nella pratica meditativa scegliamo oggetti ordinari, sempre disponibili: corpo, respiro, suoni, pensieri… Tutte cose che, mentre le osserviamo, stanno accadendo nel momento presente. E grazie al fatto di essere ordinarie e ripetitive fanno ben risaltare i vari aspetti del processo stesso dell’attenzione, del funzionamento della nostra mente.

 

La pratica meditativa è alle fondamenta dalla disciplina Craniosacrale (CS). Come operatori CS non siamo tanto coinvolti nel “fare” quanto nell’essere. In questo stato dell’essere l’operatore CS si radica in uno stato di neutralità interiore e dell’attenzione che permette di interagire con il sistema del cliente, senza invadere né manipolare, ma disponibile a sostenere il profondo processo di riequilibrio.

 

La neutralità dell’operatore CS riguarda un’attenzione particolare: intenzionalmente rivolta a particolari esperienze percettive, capace di stare con quello che c’è, nel momento presente, in modo non giudicante.

 

E’ la pratica meditativa che ci permette di sviluppare la Mindfulness, di affinare questo tipo particolare di attenzione. Come dice Corrado Pensa (2002, p. 35), la pratica rappresenta “una specie di paziente artigianato, con il lento e progressivo affinamento di uno strumento”.

 

Come mi risuona con il processo della disciplina CS! …il lento e progressivo affinamento, il paziente artigianato… mi sorride il cuore!

 

Le modalità con cui costruiamo la nostra pratica di operatori, il nostro laboratorio da artigiani, sono in larga parte basate su un percorso condiviso: l’orientamento ai fulcri dell’operatore, lo sviluppo di particolari abilità percettive, la ritualità dello scandirsi dei passi della sessione… Tutti questi aspetti sono sostenuti dallo sviluppo di una consapevolezza particolare, di una consapevolezza Mindfulness.

 

Lo sviluppo della consapevolezza Mindfulness va di pari passo con lo sviluppo della pazienza e della gentilezza.

 

La pazienza ci permette di ritornare all’infinito sullo stesso oggetto di attenzione. “L’esperienza diretta non è facile da praticare. L’esperienza diretta può accadere solo momento per momento. Lo sappiamo e insieme non lo sappiamo. Non appena abbandoniamo il momento presente, ci ritroviamo nel mondo del pensare, così spesso carico di giudizi e reattività. Non ci resta che ritornare più e più volte, con generosa pazienza, alla realtà del presente.” (Pensa, 2002, p. 46).

 

Seduti al lettino come operatori CS la pazienza ci permette di aspettare, di accogliere, di stare con il processo così com’è, senza forzare, senza spingere.

 

Dunque, sviluppare la pazienza. Dice Neva Papachristou[3] (2012, p. 6) “(…) che se la pazienza non fosse già una nostra naturale risorsa, non sarebbe possibile incontrarla e svilupparla”. Sviluppare pazienza vuol dire esercitarci a rivolgerci con gentilezza verso qualsiasi sia l’esperienza del momento.

 

Che cosa vuol dire rivolgerci con gentilezza verso l’esperienza del momento? Ad es., se durante la pratica (sia di meditazione sia di CS) emerge l’irrequietezza, proviamo a osservare l’esperienza con gentilezza. Questo non vuol dire cercare di far sparire l’irrequietezza, sostituendola con la gentilezza. Questo aspetto è sottile e cruciale, ed è il cuore della pratica stessa. Vogliamo sviluppare gentilezza nel modo in cui accogliamo e osserviamo l’esperienza di irrequietezza. Gentilezza è sostenerci a rimanere seduti mentre l’irrequietezza sale, gentilezza è fare spazio all’irrequietezza, accoglierla come parte dell’esperienza. Gentilezza è aprirci all’esperienza facendola diventare l’oggetto della nostra presenza: esplorando innanzitutto le sensazioni che produce nel corpo… i cambiamenti che produce nel respiro… le tonalità emotive… i pensieri. Portiamo il nostro interesse sul processo soggettivo dell’irrequietezza in questo momento. Un interesse gentile… che accoglie, meglio che può, tutto quello che è presente. Facciamo spazio all’esperienza, la invitiamo a esserci, le diamo il benvenuto – come nella poesia di Rumi “La locanda”.

 

Gentilezza è poi lasciar andare, non restare attaccati, invischiati, e tornare nuovamente al qui e ora: se stiamo meditando torniamo nuovamente all’oggetto originario di osservazione (ad es. il respiro), se siamo in sessione può essere il contatto con il nostro cliente, con il suo sistema, con il processo…

 

Gentilezza è notare e accogliere – sempre meglio che possiamo, di più non è possibile! – l’eventuale reazione che nasce nel provare a fare spazio, a dare il benvenuto a ciò che c’è, nel tornare al qui e ora…

 

Pazienza e gentilezza nel restare nello spazio di non sapere della sessione, pazienza e gentilezza nell’attesa, verso sé stessi, verso l’altro.

 

Gentilezza è ringraziarci per il tempo che abbiamo dedicato alla pratica – pratica di meditazione, pratica di sviluppo delle particolari abilità percettive necessarie nella disciplina CS – tanto o poco che sia stato. Pazienza nel continuare a praticare…

 

Gentilezza è la qualità che portiamo nello sforzo di fare, adesso, un pochino di più. “(…) il risultato interiore, duraturo, sarà per noi acquisito solamente grazie al piccolo sforzo supplementare, ossia a quello che la vita quotidiana non esige da noi, ma che facciamo liberamente.” (Daumal, 1998, p. 41). Uno sforzo gentile, per andare oltre i nostri limiti, per metterci in gioco, per imparare.

 

Gentilezza è trattarci come se fossimo il nostro migliore amico.

 

Gentilezza e pazienza sono qualità che si trasferiscono dalla relazione con noi stessi e con la nostra esperienza alla relazione con il nostro cliente. Gentilezza e pazienza ci permettono di accompagnare l’altro nel processo di riconnessione con le forze intrinseche della Salute.

 

“La pratica è rieducazione, riallineamento, rivoluzione. Non è un termine eccessivo: è una rivoluzione interiore, deve esserlo. Senza troppo rumore. Dunque nella pazienza, nella consapevolezza paziente, possiamo diventare uniti col nostro cuore, possiamo rasserenare il cuore.”(Pensa, 2002, p. 47)

 

Bibliografia:

– Daumal René (1998). Il lavoro su di sé. Lettere a Geneviève e Louis Lief., Adelphi ed.

– Kabat-Zinn J. (1990). Full Catastrophe Living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain and illness. New York, Delacorte Press [trad. it. Vivere momento per momento: come usare la saggezza del corpo e della mente per sconfiggere lo stress, il dolore, l’ansia e la malattia. 2005, Milano, Corbaccio. Già pubblicato nel 1993 da red/studio redazionale con il titolo Guida alla meditazione come terapia]

– Kabat-Zinn J. (2003). Mindfulness-Based Interventions in Context: Past, Present, and Future. Clinical Psychology: Science and pratice,10, 144-156

– Papchristou Neva (2012), “Incontrare le spine e il tesoro del cuore”, Sati – rivista dell’Associazione per la Meditaizone di Consapevolezza A.Me.Co., Anno XXI, n°1, gennaio-aprile

– Pensa Corrado (2002). “Intelligenza spirituale”, Ubaldini ed.

 

 

A breve:

PERCORSO PER LA RIDUZIONE DELLO STRESS BASATO SULLA CONSAPEVOLEZZA MINDFULNESS

 

Percorso per imparare a sviluppare la consapevolezza Mindfulness e affrontare le sfide della vita.

 

DATE E LUGO DEGLI INCONTRI:

LUCCA: incontri settimanali martedì sera ore 20,00, dal 15/04 al 3/06; giornata intensiva domenica 1/06.

Presso Ass. Dharma Yoga Via Pesciatina 385 S. Vito LUCCA

FIRENZE: incontri settimanali lunedì sera ore 20,00, dal 14/04 al 2/06 (la seconda settimana l’incontro sarà il mercoledì 23); giornata intensiva sabato 31/05.

Presso Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, Via Marsala 11, Firenze (zona Campo di Marte).

Il corso è a numero chiuso.

 

ISTRUTTRICE DEL CORSO:

Dott.ssa Chiara Zanchetta, specializzata in psicologia della salute. Ha conseguito l’abilitazione come Istruttrice Mindfulness con Fabio Giommi e Antonella Cammellato (AIM Associazione Italiana per la Mindfulness) e prosegue con approfondimenti con lo staff del Center for Mindfulness dell’Università del Massachusetts.

Si occupa da anni di discipline del benessere e bio-naturali e di sviluppo della consapevolezza.

 

Per informazioni e iscrizioni:

Chiara Zanchetta

3334862234

chiarazanch@gmail.com

con il patrocinio di

AIM

Associazione Italiana Mindfulness

 


[1] Jon Kabat-Zinn, medico americano fondatore del programma MBSR Mindfulness Based Stress Reduction (Percorso per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza Mindfulness).

[2] Corrado Pensa, uno dei principali insegnanti italiani di meditazione Vipassana.

[3] Neva Papachristou, insegnante italiana di meditazione Vipassana.